Caffè e Salute. Dagli Stati Uniti arriva l’importante scoperta: il caffè riduce il rischio di Alzheimer

Membri del laboratorio che hanno partecipato agli studi sul caffè

Il caffè riduce il rischio di sviluppare l’Alzheimer. Gli scienziati dell’University of South Florida e dell’University of Miami hanno accertato in uno studio che un più alto consumo di caffeina, proveniente principalmente dal caffè, determina un ritardo nell’insorgenza della malattia di Alzheimer, anche in persone anziane che già soffrono di problemi mentali cognitivi. I ricercatori ritengono che un moderato consumo quotidiano di caffè, a partire almeno dai 30-50 anni, può ridurre in maniera apprezzabile il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer o ritardarne lo sviluppo. La caffeina, interagendo con componenti ancora sconosciuti del caffè, aumenta la produzione di GCSF che è il reale fattore protettivo nei confronti della malattia. Per approfondire l’importante scoperta abbiamo contattato il professor Huntington Potter, direttore dei programmi per la cura dell’Alzheimer alla Facoltà di Medicina dell’Università del Colorado.

Qual è l’origine di tale scoperta?

Ad eseguire i primi esperimenti furono il dottor Gary Arendash e il suo team dell’Università della Florida del Sud, in collaborazione con il dottor Chuanhai Cao. Studi retrospettivi su persone avevano indicato che bere caffè riducesse il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer. Abbiamo quindi effettuato dei test su topi con Alzheimer, somministrando dosi di caffè. I risultati hanno indicato che la caffeina impediva ai topi affetti da Alzheimer di sviluppare amiloidi nel cervello o di perdere la memoria, ed erano persino in grado di ridurre l’amiloide di Alzheimer nel cervello dei topi più anziani, ripristinando la loro memoria e cognizione.

Come agisce la caffeine sulle cellule malate?

Durante gli esperimenti si è scoperto che l’effetto della caffeina può ridurre la produzione della peptide beta-amiloide, causa di malattie degenerative come l’Alzheimer. Un effetto avuto in particolare in topi transgenici di Alzheimer poche ore dopo la somministrazione.

Qual è lo stato attuale della vostra ricerca?

Il nostro obiettivo, se riusciamo ad ottenere finanziamenti alla ricerca, è quello di avviare un esperimento clinico che ci permetterà di analizzare l’effetto della caffeina su pazienti affetti da Alzheimer. Il dottor Cao sta già lavorando in Cina insieme ad alcuni neurologi ad un esperimento clinico con caffeina e caffè su pazienti MCI (malattia di deterioramento cognitivo lieve).

Quali potrebbero essere gli sviluppi futuri?

È possibile che la caffeina rappresenterà un passo importante per una prevenzione sicura e facile da ottenere, come per il trattamento dell’Alzheimer. Il dottor Cao sta trattando due casi che, grazie alla somministrazione di caffè, hanno effettivamente ritardato il processo di deterioramento della memoria.

Quando inizierà la fase dell’esperimento clinico?

Se tutto va bene, entro un anno inizieremo con il trial clinico. Negli Stati Uniti è molto difficile condurre tali ricerche. In Cina, invece, il dottor Cao ha ottenuto la collaborazione dei più importanti ospedali neurologici nelle città di Dalian e Tianjin in Cina, che hanno acconsentito di condurre l’esperimento con i propri pazienti.

 

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