Moak compie 50 anni

La straordinaria storia di Moak l’abbiamo più volte scritta e raccontata, illustrata e fotografata, in giro per il mondo, ai nostri clienti, a chi desideravamo lo diventasse, a chi in questi anni è entrato a far parte della nostra squadra o a chi era soltanto curioso di conoscerci.
Il 2017 è l’anno in cui Moak festeggia 50 anni di attività e per celebrarli insieme ai nostri lettori, racconteremo la nostra storia attraverso lo sguardo e l’anima dei suoi protagonisti, scovando aneddoti e testimonianze di chi questa storia l’ha vissuta e continua a viverla, a cominciare da Giovanni Spadola, che 50 anni fa grazie alla sua istintiva capacità imprenditoriale, ambizione ed instancabile caparbietà, realizzò il suo sogno: fondare un’azienda tutta sua.
Per celebrare l’anniversario d’oro, Moak ha anche creato un nuovo logo che affiancherà tutta la comunicazione pubblicitaria del 2017 e vestirà in versione gold edition la tazzina for[me]moak, simbolo dell’identità del brand. Il marchio “50”, oltre a rappresentare gli anni che hanno costruito la storia della torrefazione, richiama i tratti significativi del logo Moak, inserendosi nello stesso rombo immaginario della “m” che rievoca l’aroma del caffè e il nome dell’azienda.

Le origini – 1967-1977
Negli anni del dopoguerra si iniziava a lavorare presto: per molti giovani la crisi economica che si stavano lasciando alle spalle era sinonimo di inventarsi, di voglia di farcela e di lasciare un segno. Giovanni Spadola a lavorare aveva iniziato giovanissimo e lontano da casa. Subito dopo il militare, si trasferì a Torino ed entrò in Fiat, all’epoca considerata da molti giovani del sud come lui l’Eldorado dove sbarcare il lunario. Giovanni capì ben presto che la voglia di lasciare il suo segno era troppo forte: “un giorno, mentre ero in fabbrica – racconta – un mio superiore mi riprese in dialetto piemontese, gli risposi ‘è pregato di parlarmi in tricolore’. Mi resi conto in quel momento che non volevo più fare il dipendente”. Era il febbraio del 1967 quando decise che era il momento di creare un’azienda propria e che il vero Eldorado era la sua terra. La passione per il caffè l’aveva scoperta già da qualche anno, quando andava a visitare una piccola torrefazione del papà di un amico e ne rimaneva affascinato. Pensò che quello era il suo sogno e che era arrivato il momento di realizzarlo. I soldi per iniziare erano pochi risparmi. Qualche mese dopo, nell’ottobre del 1967 alzò la saracinesca del garage della casa paterna di Modica Alta, dove sistemò in 40 mq una tostatrice Petroncini da 15 kg e qualche sacco di caffè verde. Mancava il nome. Scartò subito il suo, quasi in controtendenza rispetto a molti competitors del tempo, che alle torrefazioni davano il nome della famiglia che le aveva fondate. Si sentiva in qualche modo riconoscente con la sua città, Modica, che lo aveva richiamato in patria e dove stava per iniziare la sua straordinaria avventura. “Un giorno, mentre leggevo un libro sulla storia di Modica, mi colpì la parola “Moahac”, il nome che gli arabi avevano dato alla città. Pensai, quindi, che Moak era la scelta giusta: quel naming, oltre a rendere omaggio alla mia terra, era anche l’acronimo di moka”.

Non si accontentò di dare un nome alla sua azienda, ma anche un logo, un marchio che chiunque potesse riconoscere in un caffè di qualità. “Stavo percorrendo nella mia 600 l’autostrada del Sole per ordinare la prima tostatrice, quando mi colpì la pubblicità della Motta: una M stilizzata con il Duomo di Milano. Immaginai la M di Moak e i tratti barocchi che richiamavano l’architettura di Modica. Tornato a casa abbozzai il logo, che presto fu impresso sulle confezioni di caffè.”

Da solo, imprenditore di se stesso, ma con tanta voglia di farcela, inizia a tostare il suo caffè e a rivenderlo alle “putìe” (botteghe) dei quartieri. Due miscele: una per i bar e una per casa. L’anno dopo crescono gli ordini e il caffè tostato arriva a 3500 kg. Giovanni ha bisogno di aiuto e assume il primo collaboratore. Anche gli spazi cominciano ad essere stretti. Mentre il mondo fuori esulta ancora per il primo sbarco dell’uomo sulla Luna, Giovanni Spadola si trasferisce in un nuovo locale di 100 mq, poco distante da casa. Con i primi guadagni acquista un’altra tostatrice da 30 kg e subito dopo una in grado di tostare 120 kg di caffè al giorni. Era la sua piccola e intima Apollo 11, che presto lo fece decollare oltre i confini della sua città e sbarcare in nuovi mercati.

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